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Martedì 27 Aprile 2010 08:29

INCHIESTA

Verona - 07 Aprile 2010 fonte: www.winenews.it


INCHIESTA WINENEWS - INVESTIRE NONOSTANTE LA CRISI: GLI ESEMPI VIRTUOSI DI CANTINE CHE, PUR IN CONGIUNTURA ECONOMICA NEGATIVA, NON HANNO SMESSO DI PUNTARE SU INFRASTRUTTURE, RICERCA E RISORSE UMANE … IL BORSINO DEI MERCATI E LA SCHEDA SUL VINO

Ecco  le aziende che scommettono sull’ottimismoAffrontare la crisi come opportunità di sviluppo: ci sono nel mondo del vino italiano esempi virtuosi di aziende che, nonostante la congiuntura economica negativa, non hanno mai smesso di puntare su infrastrutture, ricerca e risorse umane. Da Antinori a Bellavista, da Castello Banfi a Arnaldo Caprai, da Umani Ronchi a Planeta, da Venica & Venica alla Cantina La Vis e Marchesi di Barolo, ecco le cantine del Belpaese che hanno trovato il loro personale antidoto alla crisi, mettendo in campo nuovi investimenti e diversificando le proprie attività.
“Proprio in questo momento è necessario - afferma Marco Caprai, a capo della cantina umbra Arnaldo Caprai, che negli ultimi anni ha lanciato il Sagrantino di Montefalco nel mondo - investire, per uscire prima possibile dalla crisi. Noi abbiamo cercato di mettere a profitto, in una fase così complicata, le opportunità offerte da nuovi bandi e finanziamenti rivolti da un lato, alla promozione nei Paesi extra-europei - come sostegno alle vendite - dall’altro, a progetti di ricerca ed innovazione”.
“Le aziende di qualità non possono certo bloccarsi in questa fase - spiega Ornella Venica, alla guida insieme al marito Gianni della cantina friulana Venica & Venica - nell’incerta attesa di tempi migliori. Anzi, proprio dalla crisi possono scaturire maggiori opportunità. Noi in particolare stiamo investendo sulla valorizzazione del patrimonio vitivinicolo esistente - varando ricerche in campo agronomico - sulla sostenibilità ambientale, con progetti rivolti a conseguire l’autosufficienza energetica dell’azienda, e sul servizio al cliente, in particolare riguardo all’accoglienza”.
“Non ci sono alternative, un’azienda seria ed intelligente deve necessariamente - sostiene Fausto Peratoner della Cantina La Vis, una delle maggiori realtà del Trentino - guardare avanti. Dopo aver investito in maniera considerevole negli ultimi due anni, noi stiamo consolidando la nostra realtà, focalizzandoci sugli asset strategici dell’azienda. In questo momento particolare lo snodo cruciale è rappresentato dal mercato: per questo abbiamo investito nel potenziamento della rete commerciale e nel marketing”.
Ecco l’opinione di Mattia Vezzola, enologo di Bellavista, una delle griffe più celebri della Franciacorta: “ritengo che quella che stiamo vivendo non debba essere considerata una crisi, ma bensì una fase di cambiamento culturale, equiparabile a quello che è stato il ’68. Simbolicamente, è come passare dal tight ai jeans, dal tango al rock and roll. Il consumatore attento non rinuncia alla qualità, ma non è più disposto a farsi derubare da nessuno. Bellavista, da sempre punta sulla qualità, e così continueremo a fare, investendo in particolare sulle nostre risorse umane, perchè in certi momenti sono le persone a fare la differenza. Quindi le parole d’ordine per noi sono formazione, coinvolgimento e condivisione dei progetti con tutto il nostro staff”. Anche Michele Bernetti, che guida la griffe marchigiana Umani Ronchi (75% del fatturato realizzato all’estero), concorda sulla necessità di guardare avanti: “abbiamo fatto nel 2009, e continueremo quest’anno, importanti investimenti in azienda, sfruttando anche il Piano di Sviluppo Rurale della Regione Marche. A partire dalla cantina, dove abbiamo acquistato una nuova etichettatrice, che consentirà una maggiore elasticità nella produzione, ed un nuovo impianto di filtrazione, che si avvale delle più moderne tecnologie. In campagna, abbiamo sostituito alcuni macchinari; negli uffici abbiamo adottato un nuovo e sofisticato software gestionale, un notevole investimento economico, che produrrà un miglior coordinamento ed efficienza tra i diversi reparti dell’azienda”.
Renzo Cotarella, enologo e direttore della Marchesi Antinori, una delle più famose aziende del vino italiano nel mondo, afferma: “in momenti come questi è necessario mantenere alta la guardia, in particolare riguardo al mercato, ma nel mondo del vino chi smette di investire è perduto. Dunque, è importante continuare a puntare, e noi lo facciamo adesso più di sempre, sulla ricerca, sulle risorse umane, sulle attrezzature e la tecnologia. Occorre guardare al lungo periodo, nella consapevolezza che i cicli si susseguono e che ad uno negativo segue necessariamente uno positivo”.
Enrico Viglierchio, direttore generale della Castello Banfi, azienda leader del Brunello di Montalcino, afferma: “la crisi non deve certo fermare gli investimenti: in questo momento, vanno però ridefinite le priorità, fermo restando che un’azienda come la nostra pianifica sul medio-lungo termine. Ci concentriamo sugli elementi che riteniamo più importanti: abbiamo investito sui sistemi di cernita e selezione delle uve prima della raccolta, sulla vendemmia meccanica, sulla formazione degli addetti alla cantina e, infine, sul supporto alle vendite”.
Secondo Alessio Planeta, alla guida con Francesca e Santi Planeta di una delle cantine siciliane protagoniste della rinascita enologica dell’isola, spiega che “la crisi economica non deve essere vista necessariamente come una crisi di idee, soprattutto di quelle buone, che devono essere portate avanti con coraggio. Noi abbiamo investito in particolare su due fronti: nel settore dell’enoturismo, sul quale puntiamo moltissimo, con “La Foresteria”, un wine resort di 14 stanze a Menfi, una zona di crescente richiamo. E poi ci siamo lanciati nel recupero e nel rilancio del Mamertino, antico vitigno autoctono siciliano, per provare a ricreare il vino che si beveva al tempo di Giulio Cesare. Sotto la guida del professor Attilio Scienza abbiamo impiantato un vigneto di alcuni ettari a Capo Milazzo: la prima vendemmia è prevista tra 5 anni”. Ernesto Abbona di Marchesi di Barolo, una delle più blasonate cantine piemontesi, dichiara che “non solo in questo momento non ci siamo fermati, ma paradossalmente abbiamo fatto più investimenti del solito: a partire da un macchinario particolarmente complesso e costoso per la linea di imbottigliamento, che semplificherà molto il nostro lavoro. In più abbiamo fatto nuove assunzioni ed effettuato importanti opere di miglioramento per l’accesso alla cantina, perché l’accoglienza agli enoturisti rimane una delle nostre priorità”.

Focus - Il borsino dei mercati - Nel primo trimestre 2010, secondo 20 tra le aziende vitivinicole più importanti d’Italia, quali sono gli sbocchi commerciali più interessanti per il vino italiano e quali quelli che fanno fatica
Il 2010 sembra inviare qualche confortante controtendenza, dopo l’annus horribilis 2009: timidi avanzamenti nelle vendite e segnali di interesse non solo verso i vini che partono dalla cantina sotto i 3 euro, ma anche per quelli sopra i 5 e oltre. Ma quali sono i mercati da cui arrivano questi segnali e quali, invece, quelli che ancora sembrano mantenere il basso profilo dell’anno passato? www.winenews.it, uno dei siti di comunicazione on line più cliccati dal mondo del vino italiano, ha chiesto a 20 aziende vitivinicole fra le più importanti d’Italia per storia, volume d’affari e immagine di individuare i mercati “in” e i mercati “out” che hanno caratterizzato questi primi tre mesi del 2010.
Complice il perdurante cambio sfavorevole e la crisi economica, che ancora fa sentire tutti i suoi effetti, e la forte competizione prodotta dalle etichette del cosiddetto Nuovo Mondo (Argentina e Cile, in testa), il mercato a stelle e strisce è indicato dal 75% delle aziende come uno sbocco commerciale ancora problematico per le etichette del Bel Paese. Per chi è già presente nel sistema dei monopoli canadesi, questo mercato si dimostra solido ed affidabile anche di questi tempi, ma la scelta decisiva di un buon importatore fa davvero la differenza.
Pressoché l’unanimità del campione, invece, indica il mercato europeo come il luogo di decisi e interessanti segnali di dinamismo commerciale. Un’indicazione che interessa soprattutto la Germania, indicata dal 75%, come un mercato in promettente ripresa e l’area scandinava (Svezia e Danimarca), anch’essa capace di buone performance. A questi Paesi si unisce positivamente anche l’andamento del mercato olandese. Contrastante, invece, il giudizio sul mercato del Regno Unito, dove il campione si spacca esattamente a metà fra chi ritiene i segnali provenienti da quel Paese molto positivi e chi, invece, continua a denunciarne la stanchezza in termini di acquisti enoici. D’altra parte, il recente aumento delle tasse sugli alcolici e la competizione dei vini di area anglofona (Nuova Zelanda, Australia e Sud Africa) pongono certamente degli ostacoli commerciali non secondari.
Ancora il 75% guarda ad Oriente, specialmente al mercato giapponese, con deciso ottimismo. Nel Paese del Sol Levante, infatti, la vendita, anche delle etichette made in Italy sembra avviarsi ad una riscossa tendenzialmente interessante. I mercati di Cina ed India, benché capaci di consolidarsi, sono considerati ancora marginali nel computo totale dei fatturati dall’80% del campione, mentre i mercati dell’est europeo, Russia principalmente, sembrano adeguarsi al trend attuale di consumo che vede prevalere vini dal prezzo competitivo.
E in Italia cosa sta accadendo? Anche in questo caso, le aziende concordano all’unanimità nel considerare non positivo il primo trimestre 2010 di vendite, ribadendo che il nostro mercato resta tendenzialmente in sofferenza, specialmente per quanto riguarda le vendite nel canale classico dell’horeca (hotellerie-ristotanti-caffè). Vanno meglio le cose nelle vendite alla gdo (grande distribuzione organizzata), dove vengono registrati avanzamenti dell’ordine del 7-8% sul 2009, ma che arrivano dopo massicce campagne di promozione.

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