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Lunedì 31 Maggio 2010 12:40

NO alla svendita

NO ALLA SVENDITA DI GRANDI QUANTITÀ DI VINO A PREZZI TROPPO BASSI, E NUOVE STRATEGIE DI RILANCIO E PROMOZIONE. MARCO CAPRAI, GUIDA DELLA CANTINA CHE HA RILANCIATO IL SaGRANTINO NEL MONDO, CONTRO L’OPERATO DEL CONSORZIO DI TUTELA VINI DI MONTEFALCO tratto da www.winenews.it

Marco CapraiCon la nuova legge 164, i Consorzi di tutela delle denominazioni del vino italiano hanno cambiato radicalmente pelle. Obbligati a lasciare il ruolo di esecutori dei controlli, che passa ad enti terzi, dovranno occuparsi della promozione dei vini, dei produttori e dei territori che gli sono affidati. E se per fare i controlli la strada era quasi obbligata, ovvero, bastava rispettare la legge, per fare promozione di qualcosa di pubblico, o meglio, di condiviso e compartecipato, da parte di chi gestisce la cosa, servono idee, intenti condivisi e, soprattutto, una capacità e una volontà di gestire le cose nell’interesse dei rappresentati e con lungimiranza. Cosa che, secondo Marco Caprai, alla guida della cantina che ha rilanciato in Italia e nel mondo il Sagrantino di Montefalco, non sta avvenendo nel territorio umbro.

“Sembra che la dirigenza del Consorzio di tutela Vini di Montefalco - scrive Caprai, tra le altre cose, in una lettera aperta - si sia rivolta a dei commercianti imbottigliatori per organizzare la più grande svendita di prodotto sfuso di Sagrantino di Montefalco Docg: l’equivalente di un milione e mezzo di bottiglie (circa 1/1.500.000 di litri) a 2 euro il litro. Il vino, in questione, finirebbe sugli scaffali di una famosa azienda di hard discount che ha 6.800 punti vendita in 13 paesi europei (Italia compresa). Non so a che punto sia la trattativa, ma voglio chiedere a coloro che hanno la gestione della denominazione:

1 - se si rendono conto che una mossa del genere rischia di azzerare decenni di sacrifici fatti da pochi agricoltori del territorio patrimonializzando i valori della denominazione (valori che saranno fortemente compromessi da una svendita di dimensioni pari o superiori al commercializzato totale annuo);

2 - se alla strategia del “fuori tutto” hanno sviluppato anche una strategia del rilancio, o meglio, se si sono chiesti come potranno poi riproporre lo stesso vino “Sagrantino di Montefalco Docg” ad un prezzo pari o superiore rispetto a quanto oggi ottengono sul mercato”.

Considerazioni che, al di là del caso particolare di Montefalco, valgono per tutto il vino italiano, che in tanti casi, per far fronte alla crisi e svuotare le cantine, ha preso la via (anche da parte di alcuni imprenditori) rapida della svalutazione del prezzi. Strada che è difficile da percorrere a ritroso, anche quando sarà passata la crisi, e chi rischia di mandare in malora anni di investimenti in qualità e ricerca, e di far scomparire tanti soggetti della filiera. Anche perché in tanti casi non vengono proposti piani di promozione a lungo termine, e idee per stimolare o riagganciare l’agognata ripresa economica.

E, a rischiare non sono solo i produttori stessi, ma anche chi fornisce semplicemente la materia prima, l’uva. Scrive ancora Caprai: “... all’avvicinarsi della vendemmia, il Consorzio di Tutela convoca gli operatori della filiera per definire i prezzi delle uve a garanzia degli agricoltori e dei trasformatori, e il range di prezzi concordato è stato di 100 euro al quintale (minimo) fino ad un massimo di 120 euro al quintale. Come è facile intuire, questa operazione di svendita, non solo colloca il vino sotto i valori minimi al netto dei costi di trasformazione, invecchiamento e finanziari ma sancisce l’intraprendersi di un’azione di concorrenza sleale nei confronti di quanti - rispettando tali parametri euro/quintali sanciti dal borsino camerale - si sono adoperati in favore della salvaguardia del valore della Denominazione”.

Una situazione difficilissima dunque, quella dipinta da Caprai, che di fatto, in un’altra lettera, chiede auspica che la presidente del Consorzio, Patrizia Crociani, lasci “il campo affinché si costituisca un comitato temporaneo di salute pubblica, con obiettivi comuni non più rinviabili come il riequilibrio della domanda e dell’offerta a seguito della politica tenuta dalla Regione Umbria, il rilancio della denominazione, l’adattamento secondo la nuova Legge 164 del Consorzio alle nuove regole appena emanate ed infine la revisione dei principi elettorali affinché le nuove elezioni siano realmente rappresentative degli interessi e delle volontà degli operatori”.


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